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sono mestruata e si sente

Il disagio è una povera stagista muta inerpicata su tacco 12, con pantaloni in simil-pelle nera e testa immobile a non turbare l’equilibrio di onde sapientemente costruite. Un’immagine violenta e quasi patetica che ha fatto il suo ingresso circospetto e caracollante in studio solo ieri, dopo un colloquio condotto dal suo fidanzato più da che da lei stessa. Stando così le cose, non credo proprio che questa avrà la resa satirica di quella che l’ha preceduta. Quella era una giovincella dai tratti ancora infantili, una fanciulla albionica a caccia di romanzetti, non ancora disillusa e toccata dalle inculate maestose della vita. Qui il caso mi sembra diverso. C’è più amarezza e più noe-realismo del ventunesimo secolo, più provincia pontina maledetta ed ambizioni che fra dieci anni si tramuteranno in un marito panzone ed un mutuo altrettanto pesante, come pure i ragazzini che t’accollerai non per amore ma perché lui avrà insistito per averti a casa dopo anni di precariato (e tu crederai pure che sarà stato per il tuo bene).

Io invece parlo, parlo, ma intanto sto sulla buona strada per diventare la gattara pazza dei Simpson (che è un’autoprofezia che mi sono già fatta qualche anno fa, se non la sto cambiando è perché evidentemente i presupposti permangono – e si rafforzano).

Da nullatenente fatta e finita, ho passato (e passo) la vita a contare gli spicci e mi sto anche dimenticando come si usa il bancomat, ed è quindi con una punta di piacere sadico e disilllusione che leggo sui social networksss i piagnistei di gente che fino a ieri dilapidava stipendi in ninnoli alternativo-griffato e aveva come unico argomento di conversazione la mappatura di tutti i negozi cool e trendy sul suolo nazionale ed oggi si sente traumatizzato perché ha dovuto prendere atto del prezzo del pane. Per carità, non auguro miseria e bollette scadute a nessuno. Però vi dico: benvenuto/a, fashion addicted. Spero che allo shock faccia seguito un po’ di consapevolezza sulla realtà di plastica che ti sei ciucciato fino ad ora attraverso le lenti dei tuoi Wayfarer.

Lo stage della stagista si è concluso, grazie ad un’entità oscura ma benevola. Per la cena d’addio non mi è passato neppure per l’anticamera del cervello di “fare” davvero qualcosa in cui ci fosse parte di me, come è mia abitudine, e con la scusa del caldo neanche mi sono sprecata: arista già pronta da cuocere, zucchine ripiene, una macedonia e una Viennetta, ossia una cosa che mai metteresti davanti a qualcuno di cui ti importi lontanamente qualcosa. E via, pedalare. Non sono stronza, ma sei mesi passati ad interfacciarsi con Hello Kitty – e a tenere conversazioni di pari livello –  alla lunga possono anche stancare.

 

update delle 21:34

è un incubo.

Se sei una filosofa plurilaureata, uno dei cervelli in fuga più rimpianti dai connazionali, invitata nelle trasmissioni in tv, autrice di libri che trattano temi di genere, biopolitica, donne e neoliberismo, poi non mi puoi scrivere un blog “ufficiale” che è un minestrone di cazzi tuoi ed in cui l’uso della punteggiatura è ridotto ad un continuum imbarazzante di puntini di sospensione.

Non è leggibile.

Non denota sicurezza e padronanza.

Fa tanto adolescente alle prese con il diario segreto.

Ed esteticamente, la resa della pagina è pari a quella di un foglio di carta moschicida ad agosto.

Va bene che sei umana anche tu e che hai le paturnie per il fidanzato, il gatto, la cucina sporca,  e senti la pressione del pubblico, le aspettative ecc. ecc e tutto ciò non inficia minimamente la tua preparazione ed il tuo percorso. Ma cristo, scrivi un po’ meglio.

Mi viene da pensare che tu abbia un ghost writer pagato profumatamente per le pubblicazioni e degli ottimi spin doctors per quanto riguarda le apparizioni mediatiche, ma nessuno che si occupi di rendere meno imbarazzanti i dettagli della tua vita nel momento in cui decidi di usare un diario online, e a tal proposito chiedo: dov’é che posso mandarti il mio curriculum?