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Non esistono verità oggettive sulla vita, ed io ho smesso da tempo di credere che sia rintracciabile qualcosa che somigli ad un significato universale. Io sono una materialista, ed una relativista. Credo che siamo legati al qui ed ora, a questo tempo e a questo spazio, e solo qualche volta abbiamo la percezione dell’eternità, della finitezza e dell’infinito. Sono cinica. Considero molte cose umane una schiavitù, una perdita di tempo e per di più frutto di un insopportabile antropocentrismo. Ma a volte ci troviamo davanti a qualcosa che fa vibrare delle corde ancestrali, che ci riconnette alla profondità delle cose vissute, ai millenni passati, a secoli di comportamenti acquisiti e tramandati, a strutture che si sono inscritte nel corpo ed impresse nei neuroni. Le facce sono un ottimo veicolo per calarsi in un viaggio del genere. Almeno, per me funzionano più di qualunque paesaggio, tramonto, filo d’erba, insetto, montagna, corso d’acqua. L’infinito lo vedo nei volti delle persone, la storia dell’umanità nelle loro mani, nelle pieghe dei corpi, nei segni dell’età, che sono i segni delle ère che passano e lasciano stratificazioni che si aggiungono al flusso dell’evoluzione.

Le foto di Tom Stone mi hanno fatto questo effetto. Read More