Il senso di Monti per la monotonia

A sentire Monti, sono un’egoista ed un’ingrata. A  dare retta a lui, dovrei essere entusiasta e sentirmi tutta un friccico all’idea che a 31 anni suonati io non sia in grado di provvedere autonomamente a me stessa. Allora forse ho dei problemi mentali io, forse la ricerca di un minimo di tranquillità è da considerarsi patologica, frutto di masturbazioni mentali senza fine, e magari nasconde anche una certa dose di aspirazioni proibite,  e un tot di pericolosità sociale…tipo riuscire a pagarsi un affitto, comprarsi cibo, un viaggio per andare a trovare amici e famiglia ogni tanto, e libri,e qualcos’altro che evidentemente suona come un’eresia. Tutte cose illegittime, ed altamente pericolose per la stabilità del sistema-Paese. Metti che, forte di uno stipendio dignitoso e non più ricattata dal mercato, mi venisse anche voglia di concepire prima della menopausa? Metti che un lavoro sicuro e magari anche confacente a quello che sono mi destabilizzasse e mi gettasse nella voragine della depressione e degli psicofarmaci, facendomi diventare un peso morto per i conti pubblici e per quel che rimane dello stato sociale? Ma Monti si preoccupa per me, lo so, perché è una persona sobria, seria e competente. E vuole far quadrare i suoi conti, ed i conti di tutti. Ed io apprezzo enormemente questa sua uscita. Davvero. Il suo grondare paternalismo vetero-borghese e sufficienza mentre spara queste cazzate sì che mi tranquillizza a dovere! e mi sprona ad essere sempre più conforme, ligia ed obbediente, ad essere ancora più prona alle regole del neoliberismo selvaggio. La faccia di merda che ci vuole per parlare in questo modo a gente che non avrà mai i suoi privilegi di classe, ed il suo retroterra sociale, e le sue conoscenze giuste, e gli ambienti giusti è qualcosa che mi lascia senza parole dalla rabbia e dalla frustrazione. Di che mi lamento? Che mi frega se non esisto? Meglio essere deresponsabilizzata ad libitum, non preoccuparmi di come campare. Meglio continuare ad essere un’eterna adolescente, e continuare a sviluppare dipendenze psicologiche e complessi. Pensare a me stessa in prospettiva è un lusso che non mi spetta. Semplicemente, non devo neanche permettermi di pensarci, a cose del genere. O mangio questa minestra o salto questa finestra. Devo stare a disposizione, dice Monti, di chi si appropria delle mie competenze, delle mie abilità, manuali e intellettuali, di chi mi succhia le ore, i giorni, i mesi, gli anni della mia vita, il mio cervello, le mie idee, e devo pure ringraziare e mettermi a novanta perché mi viene concesso di farlo senza uno straccio di contropartita ragionevole. E non devo fare casino se esiste l’eventualità, la quasi certezza anzi, che da un giorno all’altro possa venirmi a mancare anche questo, e io possa ritrovarmi a dormire in una stazione della metro. Perché questa è la verità. Così stanno le cose. A volte, avere vesciche ai piedi, le mani così screpolate da far sanguinare le nocche, la schiena che fa male, il cervello che ronza per la ripetitività di quello che dovrebbe essere un lavoro creativo, o le orecchie incandescenti per dieci ore di call center, ti aiuta a inquadrare le cose nella loro giusta dimensione, a vedere la realtà per come è e non per come la vedi dai salotti degli attici in centro, ovattata, semplice, gradevole e facile, in cui tutto ha una soluzione ed una risposta, e ad ogni difficoltà c’è una rete di protezione consolidata in anni di frequentazioni giuste, matrimoni giusti, soldi giusti (quelli, sempre). E peccato che i figli di Monti non siano destinati a vivere tutta questa euforia, quest’esperienza esaltante della precarietà esistenziale. Peccato che non avranno mai la percezione del non esistere, della trasparenza, della mancanza completa di alternative e di prospettive. Peccato che i figli di Monti non saranno mai costretti a inventare cazzate qualunque durante le telefonate a casa per convincere papà e mamma (che hanno già i loro problemi a pagarsi il mutuo con una pensione sola) che stai bene e che non ti serve niente, e che non devono preoccuparsi per il lavoro che non c’è, e che non sei sull’orlo di una crisi di nervi appena apri gli occhi la mattina e che sei piena di voglia, di serenità. E peccato che Monti non dovrà mai sentirsi impotente per loro, ché tanto basterà una telefonata, un invito a cena agli amici di famiglia e tutto si risolverà con civiltà e sobrietà, senza crisi e senza patemi. Forse sarà pure vero che questa gente vive in una realtà parallela, e che non ha la percezione delle cose. Ma da ciò non consegue che debbano essere o sentirsi autorizzati a rendere un cumulo di macerie la nostra esistenza e a cagarci sopra con eleganza e savoir faire. Non sono innocenti, queste persone, e mai lo saranno. Non mi interessa il dato che nessuno possa scegliersi come nascere. Non potranno mai giustificarsi per la loro differenza, la loro discendenza, i loro privilegi: uno che parla così per me è un sub-umano, a prescindere da lauree, meriti e competenza, con meno dignità dell’ultimo barbone alcolizzato della Tiburtina, perché in mezzo c’è una cosa che si chiama classe (appartenenza di – , consapevolezza di -, lotta di – , tanto per dire) e se càpiti dalla parte sbagliata, quella senza agganci, senza capitali, case, proprietà di famiglia, senza conti in banca, azioni, partecipazioni, sono cavoli  acidi, ed il primo/la prima che viene a dirmi il contrario e a raccontarmi balle sul fare la propria fortuna sfruttando i contratti a cazzo di cane, gli stages non pagati, i lavori a nero (tutta roba che secondo Monti mantiene vivi e permette di non cedere al tedio), o sulle magnifiche sorti progressive del mondo del lavoro deregolamentato e di quanto tutto ciò dovrebbe farmi sentire dinamica e à la page, lo metto al posto mio e di chi sta come me, e vediamo quanto regge senza sbroccà e senza assistere alla devastazione dei rapporti umani, degli affetti, dei progetti e delle aspettative.

Nessuno è innocente, nessuno.

18 commenti
  1. federico ha detto:

    quante sciocchezze. chi ti costringe a stare in Italia. ce l’hai un passaporto? parti, come molti hanno fatto, fanno e faranno. se sei tanto delusa dall’Italia, cerca un paese dove sappiano apprezzare e utilizzare queste tue capacita’. lamentarsi della casta e’ una banalita’ vecchia quanto il mondo.
    ma come italiana gia’ sei una privilegiata. hai un passaporto che ti permette di andare praticamente in tutto il mondo, senza restrizioni. prova a chiedere alle persone in india, in cina, nel sud-est asiatico, in africa ( e abbiamo passato gia’ la meta’ della popolazione mondiale) se possono fare altrettanto col loro passaporto. da loro una email come la tua gia’ avrebbe piu’ senso. non da te, che tutto sommato hai le basi per decidere il tuo destino. oggi i bighlietti aereii costan abbastanza poco da poter affrontare la spesa anche con mensili risparmi da call-senter. il mondo ha bisogno degli italiani, che non restino in Italia, ma che vadano altrove, portando le loro capacita’ tanto sprecate in terra natia. chi e’ causa del suo mal, pianga se stesso.

    • la questione è di CLASSE. cristo. di CLASSE. non di casta.
      ma sai che la questione delle differenze burocratiche tra nord e sud del mondo m’erano proprio sfuggite? questo mi cambia tutto EH! ;)

      p.s. in quali call-center (o call-Senter) hai lavorato, che riuscivi addirittura a mettere dei soldi da parte a fine mese? no, dimmelo, perché mollo tutto e vado subito :)

      • Anonimo ha detto:

        @federico: quante sciocchezze. chi ti costringe a vomitare idiozie? ce l’hai un passaporto? parli, come molti hanno fatto e faranno. se sei tanto deluso dalle tue misure cerca un paese dove sappiano apprezzare e utilizzare queste tue capacità. Flammare idiozie commentando i blog altrui è una banalità vecchia quanto il mondo.

        • federico ha detto:

          solito post mediocre, che non argomenta nulla, ma sbraita parole senza senso ne connessione, senza argomentare nessun punto. se non sei daccordo, esprimi il tuo pensiero in maniera chiara. ah..pure anonimo, che scrive a fare certa gente. non c’e’ da meravigliarsi che molta gente cosi’ non trovi poi lavoro

          • Anonimo ha detto:

            ma infatti ho usato le tue stesse parole modificandole un pochino, per mostrarti l’effetto che fai quando parli.
            we are anonymous

            • federico ha detto:

              e che effetto volevi dimostrare? impecettare le mie frasi precedenti cambiando due, tre parole, senza azzeccare neanche una cosa. mi chiedi di cercare un paese che apprezzi le mie capacita’? gia fatto, ho vissuto in quattro diversi paesi stranieri, che mi hanno sempre valorizzato, dove venivano a bussarmi alla porta per darmi lavoro, e oggi sono io a dare lavoro agli altri. il mio post non voleva essere offensivo, ma spronare l’amica del lungo post iniziale, a non piangersi addosso con inutili lamentele che non sono mai servite a nulla.
              e se offensivo sono stato, pazienza, nessuno e’ mai morto per essere stato offeso, semmai aiuta a svegliarsi un po’

              • federico, non mi sono offesa. ma credimi, sono abbastanza sveglia e non volevo piangermi addosso o lamentarmi tanto perché stanno per venirmi. volevo trasmettere rabbia. io credo poco nella filosofia dell’ “homo faber fortunae suae”. trovo che sia l’anticamera dell’ “homo homini lupus”. credo di più, invece, nelle condizioni oggettive e materiali di esistenza che determinano gran parte delle scelte e delle modalità di vita, ed incidono sui percorsi delle persone. questo è parlare di classe, non di casta, che è roba da qualunquisti senza argomenti.

                • federico ha detto:

                  e se ti dicessi che la vita di una persona e’ decisa al 50% dalle condizioni di cui parli e al 50% dal faber fortunae suae? hai mai pensato che magari sono entrambe vere e non si escludono a vicenda? proviamo a ipotizzare che tutti noi, seppur con certe difficolta’ iniziali che variano da individuo a individuo, abbiamo sempre delle possibilita’ di cambiamento, di riscatto, dalla iniziale condizione. e se cosi’ fosse? non credi sia piu’ probabile questa ultima ipotesi che immaginare invece che sia 100% fortuna o 100% intraprendenza?

                  • scrivi un manuale, allora. di sicuro sarebbe più letto di questo blog. io lo comprerei di sicuro.

      • federico ha detto:

        carissima,
        ci tengo a precisare che il tuo post mi e’ piaciuto, non fraintendermi, e’ ben scritto ed esprime bene le tue idee, il tuo punto di vista. rimane il fatto che per me son tutte sciocchezze e ho spiegato il perche’, alla luce delle mie esperienze.
        ammetto pero’ che la tua risposta al mio intervento invece mi rimane di difficile comprensione. non capisco bene che intendi..ma sembra che non rispondi al mio punto di vista. sei daccordo o non sei daccordo, e se no, perche’. sarebbe bello se provassi a toglierti i panni della vittima dello Stao italiano e a cogliere il senso del mio post, senza irrilevanti cavilli su errori di battitura

        • intendevo dire, nel mio commento al tuo commento, che la questione è leggermente più complessa di come la metti tu. non si tratta di decidere se usare o no il passaporto, o almeno, non è questo ciò che mi preme al momento. così come è facile uscirsene con sentenze precotte come “chi è casua del suo mal pianga se stesso”: proverbi, e basta. io ho riportato quello che vivo io e che vivono migliaia di persone come me. dovremmo emigrare tutti/e così non rompiamo più le scatole con i piagnistei? nella seconda parte, invece, ti chiedevo se conosci davvero un call-center in cui si guadagna così tanto da poter addirittura fare delle economie, perché io ci ho provato, conosco tuttora persone che fanno due turni al giorno e che non ce la fanno. per questo ti chiedo: dove sta ‘sto call-center, che ci vado immantinente, così che in capo a un paio di mesi io possa andare all’estero e da lì aprire un blog in cui lamentarmi della casta che mi ha costretto a lasciare l’Italia? :)

  2. federico ha detto:

    hahaha, allora vuoi comunque lamentarti, vabbe’. non sono molto pratico di call center in italia, avendo sempre lavorato all’estero. per principio mi rifiuto di pagare le tasse in italia contribuendo cosi ad alimentare quel circolo vizioso che e’ quello di cui vai lamentandoti. e poi pensavo non fossi seria a chiedermi dei call center. cioe’ avrai altre capacita’ che possano essere impiegate non in un call center. e se non riesci a mettere da parte i soldi, avrai degli amici disposti a farti un piccolo prestito a breve termine per partire e rifarti una vita. qual e’ il probelma? non avere i soldi per partire? o la paura di star lontani dalla mamma? o la paura dell’ignoto? scusa se uso te per evidenziare certi problemi e vizi italiani. magari poi nessuno ci legge, e tutto finisce qui.

    • federico. carissimo. non farti problemi sul chi ci legge, questo è un blogghetto senza pretese.
      vivo fuori di casa da quando ho 19 anni, e la mamma la vado a trovare sì e no una volta l’anno. decisamente, se volevi attribuirmi i tratti della bambocciona brunettiana, non ti è riuscito molto bene. IO, invece, li conosco i guadagni dei call-center, così come conosco quelli di tutti gli atri lavori che ho fatto e per i quali nessuno è venuto a bussarmi alla porta, a prescindere dal fatto che fossero più o meno specializzati. e conosco anche la mentalità da self-made man che esibisci come un vanto, solo che non ho capito se è la realtà o se invece è una maschera polemica.

  3. Anonimo ha detto:

    Ma se sei così bravo da riuscire ad evadere le tasse e avere gli amichetti che ti danno dei soldi perchè non usi il tuo tempo per fare un blog dove spieghi agli altri come si fa? o hai paura che il fisco ti rintracci e ti metta in mutande? Non preoccuparti, che i ladri e gli sfruttatori non vanno in prigione, ma in parlamento. Se lo fai ti voto. Comunque ti amo ♥ sei il mio eroe

  4. federico ha detto:

    hei hei, chi ha mai detto che evado le tasse. gli italiani residenti all’estero che lavorano per coompagnie estere, non devono pagare le tasse. ci mancherebbe pure. lavoro in suolo straniero per compagnie straniere, pagando le tasse locali. dovessi pagare pure quelle italiane, ahhaha che mi rimane :)
    poi mi si invita a fare un blog per spiegare come si fa che cosa? cosa c’e’ da spiegare. non e’ niente di strano. sono partito senza niente, lasciando l’italia che non mi ocnvinceva per motivi simili alla nostra carissima qui presente, cominciato a fare il cameriere, per 3 anni, poi insegnante per 7 anni, poi mi metto in proprio coi risparmi di 10 anni, e mi do al business, investimenti, e altri progetti in corso, tutt’ora in fase di sviluppo. e sempre il paesi diversi, il che mi ha dato la possibilita’ anche di imparare 4 lingue diverse.
    cosa c’e’ da spiegare, non lo so, forse che il coraggio di lasciare quel che si ha per aprirsi nuove strade e’ fondamentale, ma vedi, finisco col dire l’ovvio, il banale, il retorico. la nostra amica poi dice che conosce il self-made man che esibisce come vanto. io aggiungo che conosco tanta gente che si e’ fatta in 4 per avere successo, e che nel corso del tempo e’ diventata arrogante. mi fermo a pensare e dico: ma allora l’arroganza ben venga, se basata sui fatti. posso accettare l’arroganza di chi ha dimostrato coi fatti di esser capace di crearsi il proprio destino nonostante le avversita’, e ne conosco un bel po’ di gente cosi’. l’arroganza non accettabile invece e’ quella ostentata da chi non ha le basi per vantarsi, e anche di gente cosi’ ce n’e’ parecchia. ma perche’ crucciarsi sull’arroganza altrui. lasciamo che ognuno si crogioli pure nella sua arroganza o umilta’, che poco importa alla fine. i fatti parlano. e i fatti non sono discutibili con parole e polemiche.

    • giusto. i fatti. per quanto riguarda me, non hai elementi se non un post. mi sembra un po’ poco per continuare a parlarsi addosso. tu ce l’hai “fatta” (per usare un’espressione tremenda)? bene, bravo, me ne compiaccio. spero ti godrai il momento in cui potrai fregiarti anche tu dell’arroganza che consideri “accettabile”.

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