6:13 in the moUrning

Sto in quella terra di mezzo che sono le 5:56 del mattino, quando è tardi per andare a letto, presto per alzarsi, hai contato il numero degli sciacquoni tirati e dei bidet fatti di tutto il condominio e ti senti in colpa per essere al pc perché senti i pendolari che cominciano ad alzarsi, ed ogni tapparella tirata su, ogni imposta sbattuta, ogni serranda di garage aperta sembrano dirti “va’ a lavurà, barbùn”. Quando sono insonne, invece di contare le pecore, mi ripeto in testa i capitoli del Fabietti, testo fondamentale dei miei anni universitari. Si parte da Montaigne, poi c’è la letteratura di viaggio e missionaria, le spedizioni napoleoniche e le survey coloniali. Se mi va di lusso, arrivata a Morgan e ai sistemi di parentela – famiglia consanguinea, punalua, sindiasmiana, patriarcale, monogamica, e cugino incrociato matrilaterale con scappellamento a destra – m’abbiocco con la bavetta sul mento. Più spesso, son costretta a farmi tutto l’excursus fino a Durkheim e al metodo ipotetico deduttivo. Raramente, in periodi di apnea emotiva, ho dovuto ricorrere a Malinowski e agli Argonauti del Pacifico Occidentale. Anche perché prima di lui è tutta roba che fa piangere dalla noia. Se un giorno dovessi spingermi tanto in là da arrivare a Croce che disconosce l’intervento delle masse nella storia, vorrebbe dire che sto male, che sono depressa e disperata, e allora accoppatemi tout de suite – vi sto autorizzando io – e portate questo post come prova quando vorranno indagarvi per omicidio.

Stanotte invece niente di tutto ciò. NIente ripassi. Niente “oddio, hai visto? ti sei dimenticata tutto, hai perso i punti di riferimento, sei diventata un  vombato“. Ero troppo ansiosa anche per stare solo sotto le coperte. Mi sono anche misurata la pressione, da brava psikosomatica, perché mi sentivo una ‘nticchia angosciata: 140/70. Io di solito sto sui 110 di massima.  Quindi, m’attacco, mi sono detta. Ma con eleganza. Stanotte è andata, di dormire non se ne parla più. Mi butto un paio d’ore sul divano, vestita, cercando di non farmi sopraffare dall’angoscia del lunedì e dell’inizio della settimana (tutti che fanno, tutti che pianificano, tutti che sanno dove andare e cosa fare) e mi metto a fare piani per me stessa e per il futuro, perdio. Sfrutto un paio d’ore di solitudine per pensare solo a  me.

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