Slaughterhouse 5

“La bellezza salverà il mondo, e anche la poesia”

Questa cose la diceva sempre il mio professore di letteratura francese, che si presentava alle otto di mattina dopo una notte di bagordi, avvinazzato, barcollante e con la fiatella pestilenziale.

Sbatteva la ventiquattr’ore piena di testi di micologia e di commedie di Molière sulla cattedra, poi mi chiamava accanto a lui, mi chiedeva di raccontargli qualcosa in francese – che libro stavo leggendo, quale film avevo visto – mentre si accasciava sulla sedia cercando di raddrizzarsi la camicia sudata e di ricomporsi. Poi mi rimandava a posto e dava inizio alla lezione, che erano letture di classici teatrali, oppure Simenon, Duras, e spesso Nerval che adorava (J’ai revé dans la grotte où nage la Sirène…), perché lui era partenopeo, e Nerval aveva amato il Mediterraneo, e cantato Posillipo e la Grotta Azzurra.

Io ci credo ancora, al fatto che la bellezza e la poesia possano salvarci. Trovare una ballerina tra le macerie di una guerra, per esempio, è un miracolo di stupore e di mistero; è un miracolo che, in mezzo al terrore, alla paura, alla sopraffazione, qualcosa di così delicato e piccolo sia riuscito a sopravvivere, a superare indenne la distruzione e a far apparire la gioia e la commozione sul volto di un essere umano. Ri-diventare umani attraverso la scoperta del fatto che ciò che l’umanità ha prodotto, amato, veicolato attingendo alle sue possibilità migliori rimane lì, pronto ad essere riscoperto, a fungere da catalizzatore di sentimenti vecchi e nuovi, pronto a salvare la parte migliore di noi, mentre intorno dilagano la paranoia securitaria, il controllo, la distruzione, il tentativo di controllare i corpi e i loro desideri, i loro aneliti.

Ma io credo anche che bellezza, poesia, passione e tante altre cose si paghino. O meglio, che ce le facciano pagare con il dolore, con la rabbia, con la follia, addirittura con la vita. Ce le fanno pagare tutti i giorni, con i CIE, con la negazione dei diritti elementari, con le telecamere, con le crisi create ad hoc per potersi permettere giri di vite sulle politiche economiche, militari, politiche, con i governi tecnici, con le false elezioni democratiche, con la creazione dei mostri, con la propaganda razzista, con le logiche sessiste, con il tentativo di distruggere il tessuto umano di sentimenti e di condivisione che tiene insieme gli esseri umani.

Detto questo, vorrei dire che ultimamente non so mai come chiudere i post, che forse questo è un indizio di dolore, di momentaneo straniamento nei confronti del mondo, crisi profonda, ennui o forse semplicemente del fatto che non posso più permettermi di dimenticare che non riesco mai a finire niente.

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