La topografia onirica di Psikosomatica

Questo post potevo risparmiarve(me)lo, e invece no.

Allora, per prima cosa parliamo delle strade, ché io nei miei sogni sono una senzatetto ed una nomade e vado in giro tutto il tempo, e quindi sono fondamentali: rigorosamente in salita, pavimentate e sconnesse. Ciuffi d’erba e fiori di campo cresciuti indisturbati tra lastroni di pietra semi-divelti e scassati. Scale di ferro traballanti su cui arrampicarsi, infisse in vecchi muri scrostati. umidi e pericolanti. I fabbricati stanno appoggiati uno sull’altro un po’ alla cazzo di cane, ma si sa, l’urbanistica psichica se ne fotte del piano regolatore. Spesso la città ha tratti medievali e rinascimentali, con resti di opere romane ed etrusche (influenza dei dieci anni di peruginità?), mai una metropoli.

Le discese: non si scende normalmente nella mia testa, nossignore. C’é da saltare e da farsi discretamente del male (e succede molto spesso). Precipizi e crepacci di diversi metri. Blocchi d’asfalto che si sfaldano sotto i piedi lasciando intravvedere abissi, come in un volgare catastrofico hollywoodiano (e me ne vergogno, potevo inventarmi qualcosa più di classe). Oppure bisogna tenersi stretti a vecchi corrimano di ferro arrugginiti, che ovviamente si staccano. L’atterraggio è spesso traumatizzante, ma the show must go on e allora mi rialzo senza troppi danni e zoppicando continuoa a fare quello che devo fare (che non so mai cos’è). Percorro scale infinite di marmo grigio, pareti di cemento e pianerottoli su cui si aprono porte che danno su vecchie biblioteche, con le stanze disposte in fuga prospettica. Bello, se qualche ragione a me sconosciuta non mi impedisse di entrare.

Per le case il discorso è ancora più complicato: innanzitutto non c’é mai casa mia. Mai, proprio mai avuta una casa in un sogno, ché sarebbe stata anche una cosa appagante e compensatoria. Ma ci sono molte case gigantesche, in ogni casa ci sono più appartamenti, infilati uno dentro l’altro, dai confini non definiti, collocati a diversi livelli, ognuno contraddistinto da un colore diverso. Una roba che solo Escher potrebbe aver concepito, o un regista espressionista tedesco. O il mio subconscio, per esempio.  A volte sono appartamenti barocchi a cui ne segue uno liberty, che ne precede uno in stile anni ’50, poi si passa in un paio di camere in stile Grande Gatsby e via così, fino a non capirci più niente. Spesso mi sono talmente stufata di cercare (chi? cosa?) che ho provato a fermarmi da qualche parte, ad accomodarmi in una poltrona, a farmi un bagno, ma niente, arriva semrpe qualcuno a sloggiarmi. Ah, dimenticavo: spesso sono case occupate in assemblea permanente, e spesso la cosa degenera in una carica o in uno sgombero da parte di guardie tutte nere, con i cani (anch’essi tutti neri). In un paio di occasioni hanno fatto una comparsata elicotteri da cui sono scesi Swat e poliziotti antisommossa. Bella roba. Un’altra volta ho menato contemporaneamente quelli di Comunione e Liberazione e il Movimento per la Vita, avendo la meglio, e questa è stata una bella cosa, quasi epica. Non mi faceva nemmeno male la schiena. Sono soddisfazioni.

Le persone: sempre tante, e sempre intente a fare casino. Conosciute una vita fa, mai conosciute, conosciute così così. Amici, amiche, intellettuali, militanti, rivoluzionari di professione, astronauti sovietici, vecchie streghe, ex fidanzati, amanti avuti, amanti improbabili, amanti desiderati, freaks (nel senso browning-iano del termine), gente di dubbia provenienza e reputazione, gente incontrata di sfuggita, insignificante e mai più rivista. Spesso – spessissimo – ci sono struggenti figure di adolescenti o ragazzini, che in modi misteriosi sono legati a me, e di cui devo prendermi cura, e allora vado avanti e indietro angosciata cercando un percorso che sono sicura di conoscere ma che nel labirinto di stanze incastrate una nell’altra non si trova più, so che devo raggiungere una sorta di check point o via di fuga per portarli in salvo. Inutilmente chiedo aiuto, io sono quasi sempre pressoché invisibile ed irrilevante anche quando mi faccio un mazzo così e galoppo avanti e indietro portandomi ‘sto ragazzetto sparuto di cui sono responsabile. Queste presenze sono uno dei punti interrogativi più grossi di tutta la mia storia di sognatrice a digiuno di interpretazione dei sogni. Se poi compare, per sbaglio, la mia famiglia è un dramma: stanno sempre male in maniere pittoresche e surreali, c’è sempre qualcuno che sta per morire o che devo salvare. Il lato dickensiano e sfigato del mio subconscio.

Così come è importante nella mia vita, anche nei miei sogni è presente la roba che se magna e la gastronomia, ma non per un fatto egocentrico o lussurioso: dato che spesso siamo in piena guerriglia o situazione critica post-atomica o bellica, spesso devo procurarmi cibo per tutti, un tutti indefinito, potrebbero essere tre-quattro persone o un’intera popolazione asserragliata in un caseggiato tenuto sotto tiro dai cecchini, che ne so io. So che devo procurarmelo. Fatto sta che anche in questo caso giro come una disperata, entrando in diversi posti, sempre insoddisfatta della scelta e sempre a mani vuote (cosa me ne faccio di un paio di pizze con tutta quella gente che mi aspetta di là?). Generalmente questo senso di desiderio inappagato coincide anche con la fine della sessione REM. A spanne, io nei miei sogni non ricordo di avere mai mangiato.

Quando poi arrivo a momenti-limite di crisi esistenziale e al mattino non vorrei nemmeno svegliarmi e prendere coscienza di chi sono, i sogni non me li ricordo mai, e credo sia meglio così.

intervieni

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: